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Il Passo del lume spento (Montalcino)

Ai piedi del Poggio della Civitella, grande bastione naturale da cui Montalcino domina la Maremma, si apre il Passo del lume spento. È la stessa denominazione di passo a descriverne la liminarità. Si tratta indubbiamente di un luogo ventoso, in cui non è difficile immaginare – dato che le storie seguono i nomi, e non viceversa – vecchie carrozze o teorie di pellegrini, con lumi inesorabilmente spenti dalle raffiche del vento. «Le direzioni di Montalcino – osserva (con una precisione non priva di poesia) Lucia Carle – non sono solo quelle dei punti cardinali ma soprattutto quelle del vento, che soffia da varie direzioni per la maggior parte dell’anno». Il toponimo (lume spento), tuttavia, potrebbe essere altrimenti spiegato, in particolare per un luogo del Purgatorio dantesco (III 130-132), in cui si parla della sepoltura dell’imperatore Manfredi:

Or le bagna [le ossa di Manfredi] la pioggia e muove il vento
di fuor del regno, quasi lungo ’l Verde,
dov’e’ le trasmutò a lume spento.

A lume spentosine luce, sine cruce – si seppelliscono tutti coloro che non possono godere dei conforti religiosi, come gli stranieri, gli eretici. E così l’espressione può divenire presto un’indicazione geografica, cioè quella del luogo che accoglie i forestieri o gli esclusi: siamo fuori dalla cinta muraria, nella zona della quarantena. Potremmo trovarci fra gli appestati … Nelle vicinanze del passo, un convento di cappuccini e un lazzaretto – ancora suggerito dal toponimo S. Lazzaro – confermano al luogo la sua vocazione all’ospitalità e, insieme, la sua liminarità e anche la sua funzione di cintura sanitaria; un luogo che si trova, appunto, in prossimità delle strutture ricettive e delle dogane.
In ogni caso, l’espressione «lume spento», indipendentemente dalle cause che provochino lo spegnimento, allude al lume tombale. E così intende Tommaseo nella poesia La mia lampana, citata da Pirandello nella vicenda di Mattia Pascal. Certo, non pare casuale la vicinanza del “Lume spento” alla malagevole ‘porticciola’ della città: l’Osticcio. Ma ora l’etimo si fa dubbio: ci vengono in mente gli hospiticia, gli hospitia e, dunque, gli osti e i luoghi di ricovero, gli ostelli e le osterie. Così, la chiesetta della Madonna del Latte arricchisce questo luogo dando latte alle puerpere per i poppanti affamati. Non possiamo inoltre dimenticare che il nome della zona limitrofa è assolutamente manifesto sotto questo profilo: Albergheria. Né meravigli che qui si siano accampati gli eserciti degli assedianti, dei nemici, quando è venuto il momento.
Infine, non meravigli che l’oste e l’ospite portino il nome del nemico, in latino hostis, perché questa vicenda linguistica si può leggere ancor oggi negli spogliatoi delle squadre di calcio: da una parte i ‘locali’, dall’altra, venuti per vincere, gli ‘ospiti’, cioè gli avversari.