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Bisticcio

Dove si sostiene, ancora una volta in contrasto con i dizionari etimologici, che il termine bisticcio potrebbe essere fatto risalire, invece che a un fantasma lessicale (una voce longobarda, del resto dalla dubbia pertinenza), a un termine poetico quale emistichio, cioè ‘mezzo verso’, il quale darebbe ragione di entrambi i significati del bisticcio: ‘alterco’ e ‘gioco di parole’. In fondo che cos’è un emistichio – questa parte di verso, magari di un contrasto o una tenzone – se non un ‘rispondersi per le rime’?

Secondo il dizionario etimologico, il bisticcio, che rappresenta sia il ‘litigio’ che il ‘gioco di parole ottenuto con l’accostamento di vocaboli di suono simile e significato diverso’, deriverebbe da un congetturale termine longobardo: *biskizzan, ‘lodare’ e ‘ingannare’[1]. Il termine, che viene associato a un bischicium (Parma 1316) e a un bisquizzo, avrebbe la stessa origine della bisca; si sarebbe evoluto dal latino bischicium per un adattamento del toscano[2].
Leggiamo che cosa dice Pietro Fanfani nel suo Vocabolario dell’uso toscano: «Dicono i Lombardi, non Bisticcio, ma Bischizzo, ovvero Bisquizza: la qual voce Giulio Scaligero nel capitolo 56, del libro III, della sua Poetica fa venir dalla Latina bisquæsitum», pronunciato volgarmente bischizzo, quasi si trattasse di una ripetizione[3].
Ci chiediamo, tuttavia, perché non si trovi alcuna attestazione del bischic(c)io o del bischic(c)iare. Nonostante la nostra buona volontà e i nostri proponimenti, le spiegazioni del dizionario ci appaiono insoddisfacenti e non poco tortuose.
Qui da noi, in terra senese, bisticciare è ancora verbo comunemente usato per descrivere le bonarie e familiari liti dei ragazzi: «Suvvia, non bisticciate!». Perciò non ci pare giusto distinguere, come fanno alcuni dizionari, il bisticcio ‘litigio’ dal bisticcio ‘gioco di parole’, perché è proprio in questa sovrapposizione che scopriamo la natura linguistica e giocosa di questa lite o, se preferiamo, l’asprezza polemica di questo gioco di parole.
La vecchia suggestione etimologica per cui il bisticcio sarebbe un bis dictum, cioè ‘detto due volte’, è certamente più appagante, e come vedremo non meno plausibile, dell’indicazione del dizionario che abbiamo appena letta. Come al solito, è stato un incontro fortuito con una parola antica, che ci ha suggerito una nuova ipotesi: misticcio. Che cosa indicasse tale sconosciuto misticcio non è chiaro. Si può ricavare dal contesto: i misticci di Nastagio di ser Guido, poeta montalcinese del Trecento, sono componimenti in rima, assai simili a tenzoni poetiche, a poetici contrasti, a diverbî, insomma: come resistere, dunque, alla tentazione di associare il misticcio al bisticcio? Si tratta di una vera e propria risposta per le rime!
Il bisticcio, allora, grazie all’arcaico misticcio, con questa iniziale che non potevamo sospettare, ci è apparso improvvisamente come un emistichio, cioè un ‘mezzo verso’ che, in poesia, indica lo spazio destinato a una risposta tanto pungente quanto «rimata». Non sembra, infatti, un caso che gli elementi caratteristici del bisticcio, ovvero l’arguzia irriverente da una parte e la ripetizione di elementi metrici e strutturali, quasi un’eco, dall’altra, si ritrovino proprio nella tecnica poetica amebea, quella dell’alterco amoroso. In altre parole, il misticcio rappresenta l’anello con cui abbiamo incatenato insieme due lemmi che, altrimenti, avrebbero condotto una vita ingiustamente separata: il bisticcio e l’emistichio.
Infine, ci sembra che il bis dicere di cui sopra, per quanto fantasioso, fosse non poco arguto nel suggerire la presenza di una distribuzione sintattica, non troppo diversamente da quanto succede con il prefisso emi– (o hemi-; quello di emistichio), che vuol dire ‘metà’ e, nel nostro caso, ‘metà per uno’.

[1] M. Cortelazzo & P. Zolli, Dizionario etimologico della lingua italiana, vol. I, A-C, Bologna, Zanichelli, 1979, alla voce «bisticciàre»: «Piuttosto che dalla loc. dar di bisto ‘dar di cozzo’ con un impiego fig. di bisto ‘membro virile’ [A. Prati, Vocabolario etimologico italiano, 1951], dal longob. *biskizzan ‘lodare’, ‘ingannare’ [B. Migliorini – A. Duro, Prontuario etimologico della lingua italiana, Torino5; G. Devoto, Avviamento alla etimologia italiana, Firenze, 1967]».
[2] Il Bistìccio1 inteso come ‘artificio stilistico’ – distinto dal Bistìccio2 inteso come ‘litigio’ – sarebbe «Voce gergale, derivata dallo stesso etimo di bisca, biscazza (nell’ital. sett. biscar ‘adirarsi’), con adattamento toscano bisticcico e bisticcio come (mastio per maschio)» (S. Battaglia, Grande dizionario della lingua italiana, vol. II, Torino, UTET, 1994, alla voce). Quanto a bisca, essa deriverebbe da biscazza, di etimo incerto.
[3] P. Fanfani, Vocabolario dell’uso toscano, I, Firenze, Le lettere, 1976, alla voce «bistíccio», p. 156, col. a.