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Collo e colla

Dove, come ormai il nostro lettore sa, si sostiene che la lingua ci viene descritta dai dizionari etimologici come il frutto di eventi fortuiti e, dunque, come l’agglomerato eterogeneo di termini estranei fra loro. Per questo, in nessun dizionario ufficiale si leggerà mai della stretta parentela che unisce il collo alla colla.

Il dizionario etimologico sostiene che il termine colla derivi dal latino parlato colla, che a sua volta deriverebbe dal greco kólla, di etimologia incerta ma dal trasparente significato: ‘colla’, ‘glutine’. Il medesimo dizionario etimologico interpreta, poco dopo, il collo, dichiarando che il termine, di origine indoeuropea, deriva dal latino cŏllu(m)[1].
Rimaniamo delusi da spiegazioni che si rifugiano ora in una «etimologia incerta», ora in una muta «origine indoeuropea», ora in altri sostanziali silenzi. Contestiamo una pratica che consiste nel descrivere le parole ognuna per proprio conto, dividendo i legami che le uniscono e che costituiscono, invece, la più straordinaria risorsa per comprenderne il valore essenziale. Forse che lo studioso delle parole non avrebbe il dovere, oltre che il diritto, di interessarsi alla palese somiglianza che lega collo e colla? Possibile che la somiglianza sia sempre il frutto di una fortuita e paretimologica coincidenza?
Prima di tutto, il collo viaggia sempre – o quasi – in compagnia di un termine intrigante e, a suo modo, assai chiaro: attaccato (c’è gente, infatti, che ha il capo attaccato al collo e gente che non ce l’ha). Ed è, ancora una volta, il collo del piede che attacca quest’ultimo alla gamba. È evidente che questa caratteristica del collo sconfina nel territorio semantico della colla. Il collo si trova sempre in prossimità di un’attaccatura, o meglio costituisce l’attaccatura stessa, ovvero è una colla che serve per attaccare, ad esempio, come si è già detto, la testa alle spalle. E forse, anche la mamma che tiene in collo il figlio o il postino che ci recapita un collo – sorta di allegato? – hanno a che fare con questa idea. Quanto all’espressione tenere (o prendere) in collo, così diffusa nelle nostre zone, nessuno dei parlanti la intende, ovviamente, come ‘tenere sul (al) collo’, ma come ‘tenere su di sé’, ‘in grembo’, quasi fosse ‘accollarsi’ ‘incollarsi addosso’. Il collo – quello che unisce la testa alle spalle – potrebbe venire dopo. Ma i dizionari, viziati da inopportune inclinazioni razionalistiche, danno a intendere che il primo significato di tenere (o prendere) in collo sia stato quello di tenere effettivamente un oggetto intorno al collo, sul collo!
Tale estensione metonimica, tuttavia, è assolutamente indimostrata e, si può credere, indimostrabile[2].
Da parte sua, colla è un neutro plurale latino che significa ‘colli’ – intesi come plurale di collo (m. sing.) e non di colle (m. sing.), il quale ultimo avrebbe potuto costituire, per una sua certa e pur vaga somiglianza al collo, un’ulteriore suggestione).

Comunque, è proprio il greco antico che ci fornisce una spiegazione curiosamente trascurata: se è vero che kólla significa ‘colla’ è anche vero che kolláo significa ‘incollo’, ‘congiungo’ e ‘pianto’. Strano? No davvero. È che le due azioni, quelle dell’incollare e del piantare, sono assai vicine. Come tutti i falegnami sanno, non c’è metodo migliore, per incollare due pezzi di legno, che praticare un foro in entrambi ed unirli con un bastoncino, appunto un piccolo e ligneo collo, come quello di Pinocchio. Conclusioni: il collo, che prende la funzione e il nome dalla colla, e non solo in italiano[3], non può non incollare. Inoltre, rimane da dimostrare che l’espressione tenere in collo abbia mai significato ‘tenere al collo’: meglio pensare a ‘tenere incollato a sé’, che esalta, del resto, l’atteggiamento protettivo della madre nei confronti del figlio.

[1] M. Cortelazzo & P. Zolli, Dizionario etimologico della lingua italiana, 5 voll. Bologna, Zanichelli, 1979-1988, alla voce.

[2] Si veda P. Fanfani, Vocabolario dell’uso toscano, vol.1, A-K, Firenze, Le lettere, 1976, alla voce «collo»: «In collo, modo avv. vale Sulle spalle, Addosso, co’ verbi Portare, Tenere e simili. || Vale anche Recarsi un fanciullo in braccio». Si vedano anche M. Cortelazzo & P. Zolli, Dizionario etimologico della lingua italiana, vol. 1, A-C, Bologna, Zanichelli, 1979-1988, alla voce, laddove si sostiene che il nostro lemma indica anche «l’involto di merce … è chiamato così per metonimia, in quanto oggetto che si porta sul collo». Nel Grande dizionario della lingua italiana leggiamo che le locuzioni «A collo, al collo significano ‘intorno al collo, pendente dal collo’ e, per estensione, ‘addosso, tra le braccia’ (vol. III, CERT-DAG, Torino, UTET, 1994-2003, alla voce «Còllo», n. 11».

[3] Ci riferiamo all’inglese neck, che palesa bene la sua natura di ‘nesso, connessione’.