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Lo strano caso dell’aggettivo scrivo e del nome micragna

Dove si propone una nuova soluzione etimologica per un aggettivo non consueto: scrivo, il quale appare quasi sempre raddoppiato: scrivo scrivo. La discussione prosegue sopra il termine micragna, la cui origine viene svelata, anch’essa come quella del termine precedente, da una metatesi.

I. Scrìvo scrìvo

Fino a qualche tempo fa, in questa zona del Senese, non era difficile sentire, almeno nei discorsi dei vecchi o dei contadini, l’aggettivo scrivo. Facciamo attenzione, però, perché non si tratta del verbo, ma dell’aggettivo, che significa ‘puro e semplice’, ‘senza aggiunte’. Nel lessico montalcinese, per esempio, il «pane scrivo scrivo» indica il ‘pane senza companatico’[1]. Nel Grande dizionario della lingua italiana, si cita al proposito il Vocabolario dell’uso toscano di Pietro Fanfani: «È merda scriva scriva»[2].
L’aggettivo, come si sarà notato, viene usato per lo più ripetuto: scrivo scrivo o anche, come vedremo, scrio scrio[3]. Il dizionario di Fanfani, come comprendiamo bene, precisa che la purezza descritta dall’aggettivo è da considerarsi come mancanza e come povertà piuttosto che come qualità: scrivo si dice «di quelle cose la cui purezza sia da deplorarsi, anzi che da magnificarsi»[4].
Ma da dove deriva il nostro strano aggettivo? «Forse viene da Scrivere, – dice lo stesso Fanfani – ed è una foggia disusata di tal verbo, perché le cose scritte sogliono aver forza ed evidenza maggiore che le dette … »[5].
Ma perché, allora, scrivo in luogo di una forma più plausibile, come scritto, per esempio?
Il Grande dizionario riporta, a sua volta, una di quelle ipotesi dizionariesche che ci sembrano tanto stravaganti: scrio deriverebbe da scri[at]o, cioè screato dal latino screatus, ‘sputato’, di origine onomatopeica. Certe soluzioni fonetiche, tuttavia, sono come i numeri di magia del prestigiatore, che tira fuori dal cilindro quanto gli serve. Cerchiamo, quindi, un’altra spiegazione.
La lingua, specie quella popolare, ha le sue particolari predilezioni: non amando pronunce troppo difficili, modifica ciò che non comprende o che non riesce a pronunciare con facilità. Una di queste predilezioni è, appunto, la metatesi, per la quale la palude diventa padule e una capra rischia di trasformarsi in una crapa. Il nostro scrivo, insomma, ha tutta l’aria di essere, anche per ciò che concerne il significato, una variante metatetica di scevro, che significa ‘privo’[6]. E che, derivando da sceverare, sarebbe connesso, come dicono i dizionari etimologici, con il latino separare. Mah!
Scabro – che significa anche ‘privo’, esattamente come scevro (di cui è un evidente calco formale) – viene invece connesso dai dizionari con il latino scabere ‘grattare’. Nessuna parentela, dunque, unirebbe, a stare al dizionario etimologico, termini come scevro e scabro.
Riflettendo, tuttavia, sul significato di scabro – ‘ruvido’ come fosse ‘grattato’, e ‘privo di ornamenti’ –, si può forse intuire quale sia il legame fra i due termini, cioè fra le azioni di grattare e sceverare: è quel cercare spulciando, tipico di chi separa, con l’indice, seme da seme o toglie via i sassolini dalle lenticchie.
Ci piacerebbe molto che i nostri aggettivi, scevro e scabro, insieme alla loro metatesi, cioè scrivo, derivassero entrambi da sceverare, ossia da questo spulciare, da questo grattare che, in fondo, assomiglia non poco all’azione dello scrivere, che in latino si diceva scribere.

II. Micragna

Dopo la storia di uno strano e doppio aggettivo – quello scrivo scrivo che abbiamo interpretato come metatesi di scabro e scevro – è il turno di un’altrettanto strana micragna.
La troviamo nel Vocabolario amiatino di Giuseppe Fatini e nel Grande dizionario della lingua italiana[7]. In quest’ultimo si sostiene, con dovizia di particolari e di testimonianze, che micragna (o migragna) sia una voce dialettale particolare dell’area centrale e del romanesco, e che provenga, per aferesi, dal latino hemicrania ‘emicrania’[8].
Vediamo i vari significati del termine.
Micragna (migragna) significa ‘scarsità, mancanza di denaro, penuria, indigenza; condizione di miseria, di povertà; penuria, carestia’. Ne conseguono i significati di micragnoso come ‘povero, miserabile’; ‘gretto, avaro’; ‘dettato da tirchieria’; ‘ridotto in cattive condizioni, squallido’ o ‘scarso, insufficiente’ …
Ci sfugge, però, il nesso fra il significato attuale, quello che si incentra sulla ‘povertà’, e quello invocato dall’etimologista come originario, cioè ‘emicrania’: com’è possibile, pensiamo noi, che un’emicrania produca la miseria? Che c’entra, per dirla altrimenti e senza celie, la povertà col mal di testa? La soluzione del dizionario ci sembra dettata, ancora una volta, soltanto da una somiglianza formale scriva scriva.
Il fatto è che la nostra parola, micragna, ci è stata suggerita da quello stesso procedimento – la metatesi – che aveva favorito l’accostamento fra scevro e scrivo. Per noi, infatti, la micragna (o migragna) altro non sarebbe che il risultato di uno scambio fonetico avvenuto nella parola gramigna. Ci sembra che così si recuperino i sensi della lingua popolare, nella quale la gramigna rappresenta diffusamente e propriamente la povertà; non fosse altro per la vicinanza dell’antico gramen, ‘erba e gramigna’, all’italiano gramo (con buona pace delle altre interpretazioni ufficiali)[9].
Qui ci fermiamo sottolineando come, nel pensiero popolare, gramigna e povertà siano entrambe erbe diffusissime e difficili da estirpare.

Note

[1] A. Angelini, Saggio di lessico montalcinese, Montalcino, Quartiere Travaglio; Il Leccio, 2000; alla voce «scrivo (scrìvio)».
[2] P. Fanfani, Vocabolario dell’uso toscano, 2 voll. Firenze, Le lettere, 1976, alla voce «scrivo», in S. Battaglia, Grande dizionario della lingua italiana, vol. XVIII, Torino, UTET, 1995, alla voce «Scrìo (scrivo)». Davvero curioso che l’esempio citato nel testo compaia nell’edizione del Fanfani in nostro possesso come «acqua scriva scriva». Pensiamo, quindi, che l’edizione a cui si rifà il Grande dizionario, più vecchia della nostra, non sia stata ancora purgata.
[3] Ibidem: «A Firenze, e anche a Pistoja, dicesi, tolta la v, anche Scrio scrio». Ma anche in provincia di Siena non è difficile sentire tale riduzione.
[4] Ibidem.
[5] Ibidem.
[6] M. Cortelazzo & P. Zolli, Dizionario etimologico della lingua italiana, vol. 5, S-Z, Bologna, Zanichelli, 1988, alla voce «scévro».
[7] G. Fatini, Vocabolario amiatino, Firenze, Barbera, 1953, alla voce «micragna, migragna»; S. Battaglia, Grande dizionario della lingua italiana, vol. X, Torino, UTET, 1994; si vedano le voci «Micragna (migragna)», «Micragnóso (migragnóso)», «Micrània», «Migragna e deriv.».
[8] È bene notare, tuttavia, che esiste anche una micrania che sta per ‘emicrania’, la quale potrebbe aver suggerito, da gemella della nostra micragna, l’etimologia appena citata.
[9] M. Cortelazzo & P. Zolli, Dizionario etimologico della lingua italiana, vol. 2, D-H, Bologna, Zanichelli, 1992, alla voce «gràmo».