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Sbellicarsi dalle risa

Dove si cerca di ricucire insieme alcuni brandelli di una lingua fatta a pezzi – proprio come Orfeo – dai moderni: bellìchi, bìlici… bellies and bells!

L’espressione sbellicarsi dalle risa rimanda al bellìco, che, come ricorda il Grande dizionario della lingua italiana, è un popolare e familiare ‘ombelico’[1].
Il bellìco deriva dal latino umbilìcus decapitato da un’aferesi. Il termine, omologo al greco omphalós, indica metaforicamente un centro spaziale e geografico come l’umbilicus di una città, di una regione o del mondo. Il termine può designare anche il bastoncino intorno a cui si avvolgeva il volumen (il libro antico che, per essere letto, doveva essere srotolato) o lo gnomone di un orologio solare[2].
Ricordiamo, dunque, l’umbone[3]. La parola, dotta e poco usata, indica la ‘parte centrale dello scudo circolare convesso, rilevata come una borchia’; una parte che potremmo definire come l’umbilicus dello scudo, il quale finirebbe, credibilmente, per assomigliare a una pancia (rotonda).
Il bellìco rimanda, infine, anche al termine bìlico che troviamo, per esempio, nell’espressione trovarsi in bìlico[4]. Ma qui non interessa tanto quali siano i più o meno fantasmatici antenati che hanno dato origine ai termini in questione, quanto che si comprenda la metafora, cioè le relazioni che legano il bellìco al bìlico, in quanto punto di equilibrio. In un poemetto latino della fine del XVII secolo, ancora inedito, incontriamo un felicissimo inarcamento in tmesi: «umbi- | licus»*. Più in bilico di così!
L’espressione sbellicarsi dalle risa, provvista di una incredibile e forse insospettabile capacità descrittiva, nasce proprio dal movimento del corpo che si piega ripetutamente intorno a quel fulcro del corpo umano che è il nostro bellìco: ‘piegarsi in due dalle risa’.
Ora, il fatto che, in inglese, ‘pancia’ si dica belly, dimostra le analogie che la uniscono al nostrano bellìco e all’antico umbilicus latino. Infine, osiamo riandare anche a una campana, bell, la quale potrebbe incontrarsi con il bellìco passando proprio per il bìlico, di cui sopra abbiamo detto. La campana, infatti, ruota intorno a un perno detto, guarda caso, bìlico.

* P. Rodolfo Acquaviva S.I., Transfusio sanguinis, vv. 196-197. L’autore è un omonimo, e forse un parente, del Generale della Compagnia.

[1] S. Battaglia, Grande dizionario della lingua italiana, Torino, UTET, 1994-2003, alla voce «Bellico».
[2] Anche se non è difficile immaginare il motivo per cui alcuni di questi ombelichi urbani sono segnati da un obelisco, si deve dire che queste due parole non hanno niente in comune: obelisco deriva dal greco antico, e significa, più o meno, ‘spiedino’ (Cortelazzo & Zolli, Dizionario etimologico della lingua italiana, 5, voll., Bologna, Zanichelli, 1979-1988, alla voce).
[3] Dal latino umbone(m). Cfr. N. Zingarelli, Vocabolario della lingua italiana, Bologna, Zanichelli, 1995, alla voce «umbóne».
[4] Bìlico, con l’accento sulla prima i; ma lo spostamento d’accento è una vicenda comune a molte parole derivate dal latino.