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MatricolaQuesta è la volta di una dolorosa memoria familiare, il diario di deportazione che Emilio Marconi – nonno materno mio e di mio fratello Riccardo – riuscì a scrivere durante la sua drammatica vicenda, vissuta fra Mauthausen e St. Georgen a Gusen.
Se solo tardivamente pubblichiamo le memorie del nostro nonno, ciò non indica incuria, ma «quella affettuosa e discreta censura che sempre protegge le vicende familiari più dolorose» (dalla terza di copertina).

Deportato a Mauthausen per la sua opposizione al regime fascista, Emilio riesce a salvarsi grazie al suo mestiere di calzolaio, che svolgerà anche in terra austriaca negli anni 1944 e 1945, presso Hans Klampfer di St. Georgen a Gusen.
Il diario, scritto durante la prigionia e affidato ai fogli di carta disponibili (come i blocchetti delle bolle di consegna per le calzature), non è solo la storia di Emilio, ma anche quella dei suoi «compagni di tutto», come lui stesso li definisce (e di cui conserva tutta la corrispondenza ricevuta).

FrancobolloDa queste pagine emerge una figura d’uomo animato da ideali di giustizia e sorretto da grande speranza.

Emilio Marconi, Date da ricordare. Storia di una deportazione (1944-45), a cura di Raffaele e Riccardo Giannetti, Pò Bandino (Città della Pieve), Artegrafica, 2015.

tav2_diario_prima paginaLa prima pagina del diario