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Metamorphosis

I am walking on the yarn
that you spin and spin, Ariadne,
that you spin and weave around me,
spin, weave, sew with, tie and darn.

Now I feel like a caught fly
in your cobweb, my Arachne,
in the cage you’re weaving around me.
You’re the Fate, but what am I?

Caterpillar or butterfly?
Will you cut my thread of life?
With your scissors or sharp knife?
Shall I live or shall I die?

I am walking on the tight-
rope of all my thoughts of you,
in the wake of pale moonlight,
in the sparkling morning dew.

Metamorfosi

Cammino sul filo
che fili, o Arianna,
che fili tessendomi intorno
la trama che fili, che trami, che cuci, rammendi.

Mi sento proprio una mosca
presa nella tua ragnatela, o mia Aragna,
nella gabbia che vai tessendo intorno a me.
Tu sei la Parca, ma io chi sono?

Bruco? Farfalla?
Taglierai il filo della mia vita
con un colpo di forbice o con il filo d’un pugnale?
Dovrò morire o camparla?

Cammino sul filo d’un
rasoio, sul filo dei miei pensieri per te,
sulla scia di un chiaro di luna,
sulla rugiada sfavillante del mattino.

dai Carmina silvana

Nymphæ quae truncis et duro robore natæ
nunc etiam nemora haec antica habitant et amœna,
primum ubi lux venit et lucos complectitur auro
concelebrant foliis sublustria blande agitatis.
Dum tamen interea spirat tremula aura Favoni,
læti huc undique conveniunt Fauni salientes,
et capiunt animos Dryadum sub luce diei,
carmina tibina et divina voce canendo.
Mox autem nova lux oculis centum radiosis
confidentius et centum inspectare latebras
incipit et centum speculis intus penetrare,
et liquidæ exhauriri Solis ab æstibus umbræ.
Tum se etiam Fauni nuper vacua in speca condunt,
et Nymphæ fugiunt exesæ in roboris antrum*.

dai Canti silvani

Nate da un tronco di dura querce, le ninfe
abitano ancora queste magiche selve antiche
e quando l’alba indora il bosco in un abbraccio,
tutte s’affollano dove traluce, agitando dolcemente le foglie.
Mentre soffia la brezza tremante di Zefiro,
ecco che da ogni parte si radunano qui i Fauni a danza, ridenti,
e, allo spuntar del giorno, prendono l’anima delle Driadi
intonando carmi con voce divina di flauto.
Ma presto la luce, raggiante, con cento e cent’occhi,
comincia a perlustrare, indiscreta, i nascondigli,
e con cento e cento riflessi riesce a penetrare il sottobosco;
poi, la vampa del sole comincia a bere le liquide ombre.
Allora, anche i fauni si nascondono nelle grotte vuote finora,
mentre le ninfe fuggono nel cavo degli alberi*.

* In un altro manoscritto si legge et Nymphæ fulgent exesæ in roboris antro («e le ninfe rifulgono nel cavo degli alberi»). Timothy Holthorne, dunque, deve aver pur goduto di una qualche notorietà se si sono trovati testimoni diversi dei suoi esametri.

Sirena

«Ut Calypso et Circe canis,
me circumdas verbis vanis;
fascinosa tu, sirena,
blanda vincis me catena.

Brevem mi dedisti amorem,
peroptati veris florem,
malum fructum venenosum,
primo viro perniciosum.

Cur nunc vis me liberare?
Nunc suevi suave amare!
Dulce est malum male menti,
gratum et letum impenitenti!».

Mora mors est peregrinis
quod itineris est finis;
vates iam non recordantur
peregrini si morantur.

Sirena

«Tu canti al pari di Calipso e Circe,
mi circondi di vane parole;
mi leghi, maliarda, sirena,
a una dolce catena.

Mi hai concesso un breve amore,
fiore della desiderata primavera:
quella mela velenosa
che tanto costò al primo uomo.

Perché ora vuoi liberarmi?
Ora che ho imparato le dolcezze d’amore!
Il male dà diletto a chi è malvagio,
e seduce l’impenitente».

La sosta è morte per il pellegrino,
perché è la fine del viaggio:
il poeta più non ricorda,
se il pellegrino indugia.

Surgit Sol

Surgit Sol et surgit Luna,
nobis omnibus Fortuna;
simul homines consurgunt
sed ut astra mox recumbunt.

Sol demergi vult in mari,
cava Luna extenuari,
tu succumbes cibo obrutus
et non aqua, vino imbutus.

Hec militia, mi tiro,
est tam grata et matri et viro,
veritate musti fiso,
nummis, ioco, gula, risu.

Mala malis deprecantes,
bonis bona propinantes,
nos qui sumus hic canamus
et pro Baccho combibamus.

Sorge il sole

Sorge il sole e sorge la luna,
che goverrna il destino di noi tutti;
e sorgono anche gli uomini,
ma presto, come gli astri, si coricano.

Il sole vuole immergersi nei flutti
e la concava luna smagrire nel nulla;
tu invece soccomberai sopraffatto dal cibo,
non zuppo d’acqua, ma ubriaco di vino.

Questa milizia, cara la mia recluta,
è gradita a chi, uomo o donna,
creda di trovar la verità nel mosto,
nel denaro, nel gioco, nella gola e nel riso.

Senza augurare malanni ai malvagi,
agli onesti offrendo calici ricolmi di bontà,
dobbiam cantare, noi che siamo qui,
e tutti insieme brindare a Bacco.