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È la volta, come già anticipato, del primo dei tre Racconti del diavolo di Timothy Holthorne: Poveri illusi!

Raffaele

Poveri illusi!

Quando John Almeysen salì al Creatore dopo una vita di stenti, di quegli stenti che si fanno per assicurare ai figli una certa agiatezza, quando, cioè, John si presentò all’Onnipotente dopo questa vita di sacrifici, ma fiero di questi sacrifici, che pesano e non finiscono mai, perché – come diceva mio zio – il vero sacrificio è sempre il prossimo, insomma, quando John si trovò davanti a Lui per quell’ultimo esame, che però, cavolacci, è come se fosse il primo, e gliel’avevano detto, ma lui niente, a certe cose non ci credeva, e proprio il primo perché è l’unico esame vero, il solo che conti per sempre, che dopo non ci sono più esami, che è molto peggio; dicevamo che quando John si trovò lì, col cuore un po’ gonfio dall’emozione, non si aspettava davvero queste parole:
– Che cosa crede lei – strano l’uso del pronome – che bastino un po’ di soldi a far felice un figlio? Certo, non è un male, ma i soldi, da soli, non fanno la felicità, come si dice. Cosa crede, lei, che la conoscenza e la cultura non servano a vivere felici? a sentirsi partecipi di una comunità? a cogliere, per goderne, le più sottili sfumature dei colori del mondo?
Non male questa, pensò; in fondo, un po’ di retorica fa sempre il suo effetto. John, con la coda tra le gambe, si accomodò nella parte più bassa e oscura di quello strano Olimpo preparandosi a soffrire per l’eternità.
– Avanti un altro!
George Dewell, tuttavia, fece in tempo a vedere la smorfia di dolore di chi era appena sceso a capo chino. Conoscendolo, si sedette speranzoso.
– E lei, cosa crede, che basti un po’ d’istruzione per campare un figlio? Le chiacchiere non bastano e, come dite voi, senza lilleri non si lallera. La libertà, si fa per dire, non può avere fame. E nemmeno la stima di sé. Anche la conoscenza ha un prezzo in denaro, per nulla metaforico. Non crede?
George Dewell, in quel momento, sentì una pena profonda come il tempo e, senza dire altro, si avviò per sedersi accanto a John. La scala, che girava improvvisamente a sinistra, costringeva a rallentare, e George fece in tempo a scorgere con quale faccia stava salendo le scale il reverendo Colder, sornione, già convinto della prossima beatitudine. E si consolò. Anzi, spolverò ben bene la sedia accanto alla sua e si mise ad aspettarlo.

Timothy Holthorne