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Con questo articolo iniziamo la pubblicazione di tre dei dodici Racconti del diavolo, per la precisione il quinto (Preparativi per un’invasione*), l’ottavo (Poveri illusi!) e il dodicesimo (Il Lessico**).

Dalla seconda di copertina:

Il diavolo di queste storie, come ogni diavolo che si rispetti, è legato ai vari momenti della giornata. Quando appare, assume ogni volta un aspetto diverso. In fondo, non sappiamo nemmeno che cosa sia, con precisione. E poi, dato che sa blandirci e parlare alla nostra vanità, non è facile coglierlo sul fatto, se non alla fine, quando crede di aver già vinto la partita, quando siamo noi a parlare alla sua vanità (che è la nostra); quando ci vorrebbe il coperchio. Dodici brevissimi racconti che ci parlano dei nostri sforzi, spesso vani, per assegnare la parte giusta al diritto o al rovescio.
Dei tre racconti (Preparativi per un’invasione, Poveri illusi!, Il Lessico), i primi due sono di Timothy Holthorne, mentre il terzo è una sorta di memoria familiare dello scrivente, Raffaele Giannetti.
I racconti di Timothy – non me ne voglia – sono piuttosto delle tracce possibili, delle strade ancora da percorrere, ma non già dei racconti compiuti. Timothy ama il gioco, la fumisteria, la strizzatina d’occhio; i suoi personaggi non sono altro che macchiette. Detto questo, per edulcorare un giudizio che potrebbe sembrare ingeneroso e ingiusto, se non dettato dalla paura del confronto, premetto ai tre scritti annunciati una delle ultime trovate di Timothy, il quale dimostra sempre, se non altro, di saper cogliere tratti della nostra piccola ed egoista umanità: L’appello.

* Pubblicato per la prima volta in MCmicrocomputer n. 101, novembre 1990, pp. 186-187.

** Pubblicato nuovamente in Dalla parte del torto, Parma, inverno 2014-2015, a. XVII, n. 67, pp. 16-17.

L’appello
Timothy Holthorne
(trad. R. Giannetti)

– … Zucci!
– Presente!
– Siamo tutti! Tutti e trentadue. Grazie della vostra presenza!
Così finì l’appello del dirigente, che ringraziò con parole solenni i quadri, gli impiegati e gli operai per l’unanime testimonianza di attaccamento al lavoro. Poi lesse i telegrammi, fra cui anche quello del Presidente della Camera di Commercio (dispiaciuto di non poter essere presente per impegni già precedentemente assunti) e tenne un commosso discorso agli intervenuti.
– Capacità ed efficienza del personale: ecco il nostro segreto!
Ed anche:
– È la tessera che fa il puzzle, e questa è la nostra azienda! Grazie, grazie davvero a voi tutti…
Dopo qualche ora e un modesto buffet, Cosimi e Maestri rimuginavano alcuni passaggi oratori, certe impressioni, e cercavano, in qualche modo, di dare ordine al loro riflusso.
Stavano ora tornando a casa, nel precoce tramonto invernale, quando, nello stesso momento o quasi, furono scossi da un dubbio, un ripensamento.
Era chiaro che quanto detto dal dirigente – con quell’accento sulla professionalità – si attagliava perfettamente a uno solo di loro due. La situazione, che li vedeva uno accanto all’altro lungo la strada quasi deserta, ormai lontani dalla turba e dalla calca della riunione aziendale, rendeva possibile e anzi favoriva quel paragone, quel duello. Vogliamo dire che ciascuno dei due riteneva indegno il compagno delle lodi tributate dal dirigente.
– Sì certo, disse Cosimi, siamo davvero forti; a patto, però, di non considerare Grandini che, insomma… Si dà da fare, per carità, è vero, ma è puntiglioso. Non capisce mai il senso delle cose, il peso che hanno.
– E Zucci, allora?
– Zucci? Pietoso! Gli dici una cosa e ne capisce un’altra! Lasciamo perdere.
Pandicchi … basterebbe avesse voglia. Non c’è mai. Non ci puoi fare affidamento.
– Secondo me, prende in giro.
– Non è possibile, dài!
– Anche Fifferi dovrebbe darsi una mossa!
– Ma come si fa ad andare avanti così, dico io!
– Ginetti è un gran coglione. E il Pinchi?
– Il Fratti? Il Cenciotti? Il Costini?
– E allora il Miglioni?
– Perché, è forse meglio il Bichi?
– O il Forti?
– O il Cerasti?
– Miccoli? Nisotti?
– Dimentichi il Ciurli?
– O quel tipo del Bestini?
– Quella bestia di Forsatti, come il Toppi …
– Sempre dietro alla Foschetti …
– Belle gambe, però.
– Chissà come mai …
– Perché sennò …
– Lo sai come vanno certe cose …
– E la Gamberi? Ma la Vincio, allora?
– Certo, la Cardelli … peggio della Stucchi!
– Difficile a immaginarsi! E poi, poi, la Garzi! La Micci, invece, eh?
– Per non dire niente della Toschi e della Pecciolini, eh? E lasciamo stare la Bigetti, che il capo l’ha rincoglionito proprio per bene.
Cosimi e Maestri si salutarono cortesemente in quel tramonto invernale che si faceva sempre più scuro. Arrivati al bivio, poiché la strada si divideva in due, quasi a foggia d’un ipsilon, si salutarono e si diressero, a passo spedito, ciascuno verso la propria casa.
– Certo, anche il Maestri, però …

– Mah, anche il Cosimi, del resto …